N° 5 - 31/05/2013 Foglio di collegamento dei "Ragazzi del 2°/66"

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Parliamo di ...

Spirito alpino....

 

Rinuncia alla vita per regalarla a un altro

Walter (nella foto il primo a sinistra) aveva sessantotto anni, faceva il pastore in Val Divedro, in terra di confine con la Svizzera. Un mestiere appreso dal nonno.

Vita semplice e dura, sentimenti di cristallo, purezza montagnina. Alpino. Un uomo di sobrietà antica, mai nulla da chiedere, sempre molto da dare. Abitudinario, contemplativo, disponibile. A chi capitava d'incontrarlo sugli alpeggi, e di chiedergli incuriosite notizie sul suo insolito travaglio, rispondeva esaustivo, con la paziente lentezza della cultura contadina. Parole sagge, spicce, utili. Walter viveva da solo, ma senza patire la solitudine. Amici, benevolenza, riconoscimenti. Lo aveva scortato per decine d'anni la salute, poi fattasi d'improvviso riottosa a rimanergli accanto e infine risoltasi ad abbandonarlo. Ne aveva preso il posto la malattia. Una malattia seria, invalidante. Walter era costretto a scendere una volta la settimana dai pascoli

alla città per sottoporsi a sedute di dialisi nell'ospedale di Domodossola. Un sacrificio triste, un calvario penoso, una croce di piombo da portare. Ma la luce sa cogliere il momento e il modo di rompere l'oscurità. Lo colse anche in questo caso. A Walter fu prospettata la possibilità d'effettuare il trapianto del rene malato. C'era una lista d'attesa, ci si poteva iscrivere, sarebbe venuta l'ora della chiamata salvifica. E difatti quell'ora è venuta, dolce e drammatica insieme, qualche tempo fa. Non molto tempo fa. È venuta e se n'è andata subito via, per decisione di Walter. “Non ho moglie né figli – ha spiegato ai medici che gli annunziavano il prossimo innesto dell'organo sano – ed è meglio che il rene sia donato a chi ne ha più bisogno di me”. Il cuore generoso di Walter ha ceduto proprio durante la terapia. I sodali della sofferenza erano al corrente del suo proposito: della rinunzia ad avere per dare. Ne era informato anche il parroco del paese, che ha raccontato la storia solo il giorno del funerale, carezzando la bara poi condotta a spalle dagli alpini nel cimitero di Varzo. I presenti avvertivano dentro di sé un'imbarazzante piccolezza di fronte a un così grande atto d'altruismo.

La storia di Walter è per davvero una storia, e non una delle mediocri cronache della quotidianità. Le storie, queste storie, esistono ancora. In una valle ossolana, in qualsiasi valle dove spuntino le lacrime (e non ce ne sono dove non spuntino). Ci restituiscono, queste storie, la gerarchia vera delle priorità della vita, costringono i praticanti dell'egoismo a inginocchiarsi davanti alla carità, riconducono la speranza al centro delle coscienze. Walter è morto in nome d'un valore che non figura in nessuna agenda politica, ma che continua a essere inciso - e ben individuabile da chi lo voglia vedere - nell'agenda dell'anima. Pensiamo a volte (molte volte) d'essere prigionieri degli indifferenti e schiavi della rassegnazione, ma è un pensare presuntuosamente sbagliato: la libertà dagli uni e dall'altra non appartiene a un sogno inafferrabile, ce la insegna una realtà sorprendente solo all'occhio non abituato a leggerla come si deve.

 

Max Lodi

“La Provincia di Como”

Eventi La foto del mese

Sebastiano Favero è il nuovo presidente dell' A.N.A.

Sebastiano Favero è il nuovo presidente dell'Associazione Nazionale Alpini. Lo ha proclamato l'Assemblea dei delegati che si è svolta al Teatro Dal Verme di Milano. Ha ottenuto 458 voti al primo turno su 599 (3 le schede nulle, 1 voto a Corrado Perona e 137 voti a Cesare Lavizzari). Sebastiano Favero è nato a Possagno (Treviso) il 24 agosto 1948. Coniugato, con tre figli, è ingegnere libero professionista, con studio associato insieme ai fratelli.
Allievo del 74º corso AUC è passato, con i gradi di sottotenente, al 7º reggimento alpini, btg. Pieve di Cadore dove, nella compagnia mortai, ha ricoperto per quattro mesi l’incarico di vice comandante di compagnia. In questo periodo ha progettato e seguito i lavori di trasformazione dei refettori e delle strutture di ricovero del parco automezzi.
Iscritto all’ANA dal 1974, è stato consigliere del gruppo di Possagno dal 1978, consigliere della sezione di Bassano dal 1989 e capogruppo dal 2000. Tra i suoi progetti: un rifugio sul monte Palon (massiccio del Grappa) e, sempre sul Palon, la sistemazione di 1000 metri di trincee e di 300 metri di gallerie e appostamenti della prima guerra mondiale. È stato membro della commissione Rossosch, contribuendo come co-progettista e co-direttore dei lavori insieme allo zio Bortolo Busnardo e al fratello Davide Favero. Ha fatto parte della commissione per la costruzione di una scuola multietnica a Zenica e nell’operazione in Mozambico. Divenuto presidente della commissione nazionale ANA Grandi Opere ha seguito la conclusione dei lavori al rifugio Contrin, ha contribuito alla costruzione del Villaggio ANA a Fossa e della casa domotica per Luca Barisonzi. Nel 2010-2011 è stato vice presidente nazionale e vice presidente nazionale vicario nel biennio successivo.

(www.ana.it)

 

 

 

La foto del mese non poteva essere che quella scattata durante l'assemblea e che ritrae il vecchio ed il nuovo presidente.

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31/05/2013
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